1_Ducly Gianpaolo e Perrone Rocco con la Parete di Leffrey – Sympathy for the Devil

ACCESSO

Risalire la Val Clavalité fino all’inizio della zona pianeggiante. Poche centinaia di metri dopo il villaggio di Cérise e poco prima di Leffrey parcheggiare in prossimità di un ponte sulla dx che dà accesso a una poderale con divieto di transito. Parcheggiare, attraversare il ponte e risalire la poderale verso sx per alcune centinaia di metri, fino in corrispondenza di una presa d’acqua in muratura. Entrare ne bosco a dx (ometto) e seguire tracce di passaggio con andamento in leggera diagonale verso dx, su bosco ripido con percorso spesso malagevole (ometti), fino alla base della parete. La via parte su una placca appoggiata all’estrema destra, subito prima di un canale detritico (15-20’ dall’auto).

RELAZIONE

La parete di Leffrey domina sulla sinistra idrografica la parte bassa della Val Clavalité, poco più a monte della nota e frequentata falesia di Saint Julien. Si tratta di una struttura alta circa 250 m, piuttosto ripida, costituita da calcescisti, più compatti nella fascia basale e nella parte alta, più fratturati in quella mediana. Su questa parete non risultano precedenti tentativi di salita, probabilmente a causa dell’aspetto poco rassicurante che essa ha guardandola dal basso. Su di essa abbiamo tracciato una via che sfrutta le zone di roccia più sana e al contempo più scalabile, un giusto compromesso. Le zone compatte sono infatti spesso molto povere di appigli, appoggi e fessure, il che, aprendo dal basso con il trapano, costringerebbe a salire spesso in artificiale da spit a spit…a meno di non avere un livello decisamente alto! In ogni caso non è quasi mai stato possibile utilizzare cliff in fase di chiodatura, il che si traduce in un grado obbligatorio relativamente basso.

Abbiamo iniziato quest’avventura due anni fa, con l’idea di provare a tracciare qualche tiro per curiosità. Salendo però, la linea prometteva bene, così abbiamo deciso di provare ad arrivare in cima alla parete. Verso la fine ci siamo calati dall’alto per raggiungere l’ultimo punto raggiunto la volta precedente, da cui continuare l’apertura dal basso, per non dover risalire una serie troppo lunga di fisse. Questo ci ha aiutato a individuare la linea migliore nell’ultima parte. Non siamo tuttavia riusciti a evitare un paio di traversi che interrompono un po’ la linearità della via. La qualità della roccia è buona su gran parte dei tiri, ma non mancano zone in cui è necessario porre attenzione, in particolare in corrispondenza di alcune cenge detritiche. Nonostante gli sforzi fatti per rendere sicura la scalata rimangono alcuni tratti delicati e potenzialmente pericolosi, da affrontare con la giusta attenzione ed esperienza. Non è consigliabile intraprendere la scalata se sono presenti altre cordate. Nei tratti più delicati abbiamo optato per un posizionamento ravvicinato delle protezioni. Per questo motivo la chiodatura potrà sembrare a tratti disomogenea.

Un grande sforzo è stato necessario per ripulire la via, rendendo sfruttabili appigli e fessure prima coperti di terra, muschio, o invasi da vegetazione. E’ probabile che in diverse zone permanga un po’ di polvere. Si spera che con il tempo, le piogge e chissà, magari qualche ripetizione, la via risulti finalmente pulita.

Il nome della via fa riferimento ai diversi blocchi che abbiamo disgaggiato, con conseguente inquietante rumore e odore di zolfo…

Primi salitori: Gianpaolo Ducly e Rocco Perrone fra l’autunno 2017 e l’autunno 2019.

DETTAGLI

Difficoltà: 7a, 6b obbl.

Sviluppo: 350 m

Esposizione: Est

Quota base: 1100 m

Quota vetta: 1350 m

Materiale: due mezze corde da 60 m, 12 rinvii meglio se lunghi, casco, fettucce per collegare le soste non di calata. Un BD C4 #0,4 e un #2 possono eventualmente tornare utili su L2, L3 e L4

ITINERARIO

L1: salire la breve placca in aderenza, attraversare la terrazza detritica e sostare alla base della successiva placca (6a, 20 m, 3 spit).

L2: superare la placca con un passo difficile all’inizio e la successiva fessura a incastro di dita e mano (6c, 30 m, 6 spit).

L3: guadagnare con un passo non facile la successiva larga fessura e seguirla (opposizione, incastro di pugno/mano) fino a dove si esaurisce, continuare su un muro a liste e il successivo traverso delicato in placca a sx fino a una zona più articolata che permette di guadagnare la sosta (6c, 40 m, 10 spit).

L4: raggiungere e seguire una bella fessura su muro chiaro verticale, purtroppo un po’ polverosa, superare lo strapiombino al suo termine e proseguire sul tratto superiore più abbattuto con ancora un ristabilimento non banale, fino a raggiungere una larga cengia detritica con grossi massi. Verso la fine del tiro prestare attenzione alla qualità della roccia e a eventuali detriti instabili, restare a sx sulla linea degli spit (6b, 35 m, 11 spit).

L5: scalare con cautela (!) la fessura con blocchi al margine dx del muro bianco e i successivi gradini verticali, traversare in diagonale a sx, superare un muro verticale e la successiva placca (6b+, 30 m, 11 spit).

L6: una rampa diagonale da accesso a una cengia erbosa detritica (attenzione!), continuare su roccia sporca all’inizio, poi buona, fino a una cengetta friabile, superare il successivo diedrino atletico di bella roccia e traversare a sx in sosta. Sfalsare bene le corde. (35 m, 6a+, 12 spit).

L7: direttamente sopra la sosta, un passo su roccia delicata, poi compatta, ma ricca di appigli, fino alla cengia soprastante (25 m, 5c, 6 spit).

L8: salire verso destra inizialmente su roccia un po’ sporca, poi su bellissimo muro grigio con passaggi delicati e da impostare, per finire con una sezione più atletica e traversino a sx. Tiro stupendo. Attenzione a sfalsare bene le corde per limitare gli attriti (30 m, 6c+, 13 spit).

L9: placca delicata, diedrino con passo difficile da impostare, traverso verso sx, bombé e placca. Tiro su roccia molto bella, attenzione soltanto ad alcuni blocchi soprastanti il traverso finale, stare a sx su prese non evidenti ma buone. (30 m, 7a, 11 spit).

L10: traverso verso sx con un ristabilimento non banale alla fine (30 m, 6a+, 6 spit).

L11: traverso verso dx e diedro rampa. Sosta sotto a uno strapiombo. (20 m, 5c, 5 spit).

L12: un passo leggermente strapiombante da accesso a un sistema di fessure e diedrini verticali su roccia molto bella. Infine un breve traversino a sx permette di aggirare uno strapiombetto e guadagnare la sosta (30 m, 6b, 11 spit). Volendo scendere a piedi si può uscire in cima con un ultimo facile passo (1 spit) e proseguendo su terreno ripido fino al bosco (20 m).

Discesa: in doppia lungo la via. Da S12, calata pochi metri a sx di S9, S7, S5, S3. Da S3 a terra. Importante: nella calata da S7 a S5, che è a sx della linea di salita, attenzione a non smuovere blocchi instabili. Nella calata da S5 a S3 conviene che il primo si tenga le corde all’imbrago per evitare che vadano a incastrarsi fra i blocchi della cengia sottostante, prestare attenzione. E’ anche possibile e sicuramente molto consigliabile scendere a piedi dalla sommità. In 10-15’ si arriva comodamente al parcheggio della falesia di St. Julien. Questo però implica l’uso di due auto.