Luca Ferraris

Per un sogno di Gloria, sino all’ultima spiaggia…!

Un giorno l’amico Plat mi chiese di raccontare la mia storia da arrampicatore e ormai essendo over 50 ci sta, sono in effetti entrato nell’era dell’arrampicata della 3°età! Il mio primo ricordo di una salita su roccia mi porta alla via “Simonetta” e subito dopo al “Vecchio” era il 1980, Finale, il mito degli anni ’80, Patrick Berhault, Patrick Edlinger, John Bachar.

Allora si stava inventando il free climbing. Alla Locanda del Rio di Feglino c’era il libro delle vie nuove e mi ricordo che quando pensai di aver fatto la 1° libera di “Banana Spit” (allora A0/1 in libera 7a con paleo spit) e lo segnai con un certo orgoglio, Renzo Luzi, del gruppo dei piemontesi, rimarcò che per fare i moschettonaggi non bisognava tenersi ai chiodi…. Ah, la tecnica classica di provenienza alpinistica non era quella corretta per questo nuovo gioco! Mio padre (Pietro) che mi aveva avviato a questa passione e che mi accompagnava sempre nelle varie avventure non lo sapeva. Fu una buona lezione di etica; nei tempi successivi la via si considerava fatta in libera se moschettonavi dal basso, con tutti i rinvii già preparati sull’imbrago e la corda già passata nel moschettone per fare più veloce. Dovetti abbandonare il buon vecchio “fifi”,amico di comodi resting. Da allora le vie, i viaggi, le avventure si susseguirono senza sosta con un bel gruppo di amici: mio papà Pietro, Mario Ravello, Marco Zappelli e Pigi Della Valle.

Allora era tutto una scoperta, un periodo molto fertile sia per me che per l’arrampicata in generale, erano i mitici anni ‘80. Le prime vie chiodate e liberate (non so chi si ricorda dei primi chiodi a espansione… ): La Dalle du Roi (6c) e Dimensione magica (7a) ad Arnad, (piccoli gradi ma era il 1981 con le scarpette appena nate e gli allenamenti una scienza sconosciuta). I Tacchini di montagna (6c e 7a) sopra il pilastro Bertone: old old style, qualche chiodo a espansione, un paio di microchiodi e via andare con un primo tiro da infarto inventato da Hans Marguerettaz, un grande precursore dell’arrampicata libera, purtroppo precocemente scomparso. La ricerca del free anche in montagna, i satelliti del Bianco: la Lorenzi-Rey al pic Adolphe con Giovanni Bassanini, il pilier Gervasutti con Pietro e Ravello la 2° ripetizione italiana di “Voyage selon Gulliver” al Grand Capucin (difficoltà ABO, abominable) con Fabio Delisi di Roma.

Era il 1983, avevo 17 anni e tutto sembrava possibile !

Natale 1983, per un sogno di gloria (come scrisse nel suo libro Cosimo Zappelli), Pietro pensadi fare una via in inverno io propongo Voyage, sarebbe stata una prima assoluta. Partiamo super attrezzati, molto motivati, con un supporto radio a corredo ma, come dice il saggio Lorenzino Cosson, la montagna non lo sapeva… La via ci ha respinto, la morte bianca ha preso mio papà e il mio piede sinistro e qualche sogno. Su questo sono stati scritti altri libri e fa ormai parte di un lontano passato.

1985 – la mia 2° età dell’arrampicata

Con il caro amico e compagno Paolo Negretto riprendo ad arrampicare, abbandono il tutoredella gamba e scopro Leverogne dove il mitico (allora non sapeva che sarebbe diventato un grande) Andrea Plat aveva iniziato a chiodare alcuni tiri. Io attrezzo tragikomikart (6c old) e libero al 2° tentativo Metallica (7a+ old, con il lancione alla vecchia maniera). Da lì tutta una serie di lotte con l’amico Andrea per la corsa alle prime libere…. Hell’s Bells (7b/c old), Coca Cola Kid (7c+), Pinocchio a Saint Pierre (7c) le gare di trazioni con Marco Mola di Torino (5 con un braccio, l’inizio degli allenamenti self made, Palazzo a Vela a Torino). “Lanciostory, la storia di 20 lanci”, un bel boulder in Val Veny, piedi nel vuoto che mi aveva fatto sentire alla pari del buon Edlinger in occasione di una sua trasferta a Courmayeur quando ai tempi era sponsorizzato dalla Grivel.

Il mio primo viaggio negli USA con Sergio Favre, il Verdon, Bismantova, Foresto, le Striature Nere, Sperlonga, Cornalba, Pollein: Marillon (7b+), Entrelevie: Ai confini della realtà (7b+) Peccato che, ad esempio, su “Viaggio nel Futuro” (7c finalese) in 3-4 tentativi arrivo al bucone fuori e poi devo metterci 10-15 giri per chiudere la placca di uscita di 6c…. Ma così è la vita!

La 1°ripetizione italiana della “Haine” (7c/8a old) a La Turbie è stata sicuramente in quel periodo la via più dura che ho fatto.

L’inizio dell’arrampicata sportiva: le gare 1987

Grazie ad un’illuminazione di Andrea Plat organizziamo a Rhemes la1°gara di arrampicata sportiva in Valle d’Aosta e fondiamo l’associazione sportiva Up&Down.


Da allora negli anni a venire organizzammo gare a gogo in tutta la valle sino a importanti eventi come prove di Coppa Italia e Coppa del Mondo a Valgrisenche e Courmayeur, Campionato Mondiale Giovanile a Courmayeur. Il freeclimbing è lontano ora si parla di arrampicata sportiva, frequentando l’università a Torino divento consigliere nazionale della F.A.S.I. (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana).

Per un periodo (infelice forse per i concorrenti, visto il mio stile prediletto) vado in giro per l’Italia facendo il tracciatore delle gare di arrampicata (ai tempi ancora su roccia). Per chi c’era, l’esperienza di Macugnaga è stata una bella soddisfazione (Macugnaga Promotion 8a ) con Didier Raboutou.. Poi passo al ruolo di giudice di gara e commissario e giro per l’Italia a seguire varie manifestazioni. Intanto con Andrea Plat e altri amici fondiamo il C.A.S.V.A. (comitato di arrampicata sportiva valle d’Aosta) e continuiamo a organizzare gare e eventi nazionali e internazionali.

Gli anni ’90

Chi non arrampica non vale…. Hell (8a+ old) al tetto di Sarre (Io la prima e Paolo Negretto la seconda libera), via che da quello che mi risulta sino agli anni 2010 inoltrati con la ripetizione di Filip Babicz (che dopo aver tolto le ragnatele e dopo averla ripetuta ha ammorbidito l’appiglio chiave della via: un buco tagliente) nessun altro aveva più ripetuto: un giga boulder, soprattutto per quei tempi. Altre vie di 7c e 8a boulderose cadute nell’oblio dei tempi (bubu sprint e ladri col cappello a Courmayeur, kabuki direct al Tetto, Super billy (7c+) Pepe Sanchez (7c) entrambe al 2° tentativo); Tetto di sacrilegio (7b) e Lanciostory (7b+) a Campambiardo al 2° tentativo . Sempre a Leverogne Rank Zerox (8a) in flash sino alla placca e poi i soliti 10/15 giri x chiudere la placca di uscita di 6c.

Grazie a Mario Ravello che mi sprona a fare il corso guide divento aspirante (1989) e poi Guida Alpina nel 1992. Ho avuto dei bravi istruttori che mi hanno dato dei buoni esempi: Mario Mochet e Arturo Squinobal. Per allenamento ai tempi andavo con l’amico Ferdinando Rollando ad arrampicare coi Koflach a Leverogne, con gli scarponi si caricano meglio le tacche per i piedi di ‘Ugo a gogò”. Nel 1996 con Guido Azalea e Giovanni Bassanini creiamo il muro Indoor di Courmayeur (un mio progetto ovviamente mooolto strapiombante…).

11 Boulder al Rifugio Monzino

Gli anni 2000

Il lavoro da architetto mi prende sempre più tempo ed energie ma continuo a viaggiare allaricerca di vie e rocce sconosciute. Toccare la roccia, per chi la ama, è una sensazione incredibile.

Yosemite: un sogno che sin da piccolo mi aveva affascinato, quel vuoto spaventoso della foto del Capitan sul libro di Reinhard Karl mi attraeva e mi respingeva nello stesso tempo, dovevo andarci! Con Stefano Epiney, Sergio Favre e Marco Zappelli partiamo per il viaggio: “Triple Direct” al Capitan (una combinazione tra Salathe’, Muir e Nose): un’esperienza indimenticabile.

Qualche anno dopo torno con Alessandro Quagliolo e attacchiamo il Nose: arriviamo a camp V e dopo 2 notti e 3 giorni appesi a 800 metri chiusi nella portaledge nel mezzo di una bufera di neve, decidiamo di scendere in doppie. Anche fare quasi tutto il Capitan in doppie è stata comunque una bella esperienza.

1998 mi operano di ernia del disco, periododi riposo.

L’età “matura”

Dal 2001 al 2005 ho avuto l’onore di essere Presidente della storica Società delle Guide di Courmayeur, un’esperienza molto interessante che ho vissuto in maniera intensa e che mi ha bruciato parecchie energie.

Ringrazio ancora per l’esperienza e l’aiuto di persone come Attilio Jacquemod che aveva veramente una forte motivazione nei confronti della società guide. Al mio fianco in questa avventura mi ritrovo ancora il mitico Plat e Zappelli, Buccella, Gianchini, Bassanini e varie altre guide. Nel 2005, all’alba dei 40 anni, mi riprende la voglia di allenarmi. Compro il manuale Jolly Power e grazie al “garagino” (piccola palestrina indoor sita in un box) e insieme al nuovo gruppo di giovani arrampicatori (amichevolmente soprannominati quirk quork quark: principalmente Maurizio Salamone e Simone Poletti) gli inossidabili Piero Borre e il Negrone (Luca Negretto) mi avvio a percorrere la mia 3° stagione arrampicatoria. Di nuovo viaggi, tante vie, posti nuovi, roccia, pan gullich….con tanti pesi sotto…e tanti lanci! Alla fine mi tolgo ancora un po’ di soddisfazioni: U Capataz (7c+), L’airone (8a), Venti Violenti (7c), pi greco (8b) purtroppo con 2 resting, a Villeuneuve; Ampi Dampi (7c/8a) a Leverogne; Geronimo a Rhemes; tanti 7b/7b+, alcuni al 2°tentativo in giro x le falesie.

La fine di questa nuova onda di voglia di stringere tacche si spegne su “SanPedro” (7b old) a leve in compagnia di Andrea Roasio; quando ho realizzato che per quanto potessi tenere le tacche lo sforzo per compensare il mio vecchio compagno del 1983 era sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti. Da lì mi sono lentamente distaccato dal mondo verticale per una pausa di riflessione e ricerca.

Il Presente

2018, il presente, monto la vecchia scala Bachar nel mio muro e riprendo gli allenamenti (pesi,tacche, trazioni), riprendo ad andare al muro di Courmayeur. Mi saltano tutti i legamenti della spalla, il mio piede sinistro è entrato in sciopero dicendomi che è stufo di essere trattato come un diverso, il ginocchio destro non ne può più, il gomito sinistro è anni che duole, i tendini delle dita non ne parliamo. Ok, come dicevo all’inizio in effetti ho superato il muro dei 50, ho usurato il fisico ben bene e quindi… ? Ora cosa faccio? Le mie adorate tacche?

Incontro Spiaggia (Marco UmbertoRiviera) al muro di Courmayeur, una vecchia conoscenza degli anni ‘80. Un ragazzo dentro, over 50 anche lui, una passione per l’arrampicata in particolare e la montagna in generale. Come per magia riscopro il piacere di arrampicare. Solo arrampicare, muoversi cercando di fare la minima fatica, il minimo sforzo possibile (per non sollecitare le giunzioni…) , scoprire le tacche, i buchi, le rugosità, accarezzarle, i miei vecchi amici verticali, senza nessun grado all’orizzonte, nessuna ambizione.

L’inizio di una nuova era, che ho soprannominato: l’arrampicata della 3°età!

Auguri a tutti di Buona Arrampicata e di una vita verticale piena di felicità!